Infermiere

Carenza di personale: il vero ostacolo per Case di comunità e taglio delle liste d'attesa

Riforme ambiziose rischiano di restare sulla carta senza medici e infermieri sufficienti. E gli stipendi non aiutano a colmare il vuoto.

by Redazione 7 luglio 2026
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Carenza di personale: il vero ostacolo per Case di comunità e taglio delle liste d'attesa

Le grandi promesse della sanità territoriale italiana rischiano di infrangersi contro un problema tanto semplice quanto strutturale: mancano le persone per farle funzionare. Case di comunità, ospedali di comunità, potenziamento dell'assistenza domiciliare e riduzione delle liste d'attesa sono obiettivi condivisi, ma senza un numero adeguato di professionisti sanitari qualsiasi progetto resta un guscio vuoto.

Strutture nuove, ma chi le fa vivere?

Il paradosso è evidente: si costruiscono e si allestiscono nuovi presidi territoriali, ma poi non si trovano abbastanza infermieri e medici per garantire i servizi. Le Case di comunità, pensate come punto di riferimento per la presa in carico dei pazienti cronici e per alleggerire il sovraccarico degli ospedali, hanno bisogno di équipe stabili e ben dimensionate. Lo stesso vale per l'assistenza domiciliare, dove l'infermiere di famiglia e comunità dovrebbe rappresentare il fulcro del modello, ma spesso resta una figura sottodimensionata rispetto ai bisogni reali della popolazione.

Liste d'attesa: senza personale non si accorciano

Ridurre i tempi di attesa per visite ed esami è una priorità dichiarata, ma anche qui il collo di bottiglia è il capitale umano. Ambulatori aperti più a lungo, agende più ampie e servizi aggiuntivi richiedono professionisti disponibili. Quando gli organici sono già al limite, chiedere ulteriori sforzi significa aumentare il rischio di burnout e alimentare la fuga dal servizio pubblico.

Il nodo degli stipendi

A rendere la situazione più complicata c'è la questione retributiva. Gli stipendi del personale sanitario italiano restano poco competitivi, sia rispetto ad altri Paesi europei sia rispetto alle responsabilità e ai carichi di lavoro affrontati ogni giorno. Per molti giovani infermieri, la prospettiva di trasferirsi all'estero o di scegliere il privato diventa concreta, mentre chi resta nel pubblico spesso lo fa a costo di turni massacranti e straordinari.

Il risultato è un circolo vizioso: pochi professionisti generano condizioni di lavoro più pesanti, che a loro volta scoraggiano nuove assunzioni e favoriscono le dimissioni. Senza interventi mirati su reclutamento, valorizzazione economica e organizzazione del lavoro, il rischio è che la riforma della sanità territoriale rimanga incompiuta.

Cosa serve davvero

Per far funzionare il nuovo modello non bastano gli edifici e i fondi del PNRR. Occorre investire sulle persone: aumentare gli organici, rendere attrattiva la professione infermieristica con retribuzioni adeguate, riconoscere competenze avanzate e percorsi di carriera. Solo così le Case di comunità e le altre riforme potranno passare dalla teoria alla pratica quotidiana, restituendo ai cittadini un'assistenza vicina e realmente accessibile.

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