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Fabbisogno universitario 2026-2027: più posti per Medicina, in calo Infermieristica

La bozza di Accordo Salute-Regioni prevede 84.196 posti complessivi per le professioni sanitarie e i corsi dell'area medica. Cresce Medicina, ma diminuiscono i posti dedicati a Infermieristica.

by Redazione 10 luglio 2026
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Fabbisogno universitario 2026-2027: più posti per Medicina, in calo Infermieristica

Il quadro della programmazione universitaria per l'anno accademico 2026-2027 comincia a delinearsi. Secondo la bozza di Accordo tra il Ministero della Salute e le Regioni, il fabbisogno complessivo di posti per le professioni sanitarie e per i corsi dell'area medica raggiunge quota 84.196, con un aumento di 1.452 unità rispetto alla programmazione dell'anno precedente.

Un dato in crescita che, tuttavia, nasconde dinamiche molto diverse a seconda del percorso formativo. Se alcuni ambiti vedono ampliarsi in modo significativo le proprie disponibilità, altri – tra cui proprio quello infermieristico – registrano una flessione che merita attenzione da parte di chi opera nel settore e di chi guarda al futuro della professione.

Chi cresce e chi arretra

La spinta principale arriva dai corsi di Medicina, che confermano il trend espansivo degli ultimi anni con un ulteriore incremento dei posti disponibili. In aumento anche l'area della riabilitazione, un segnale che intercetta la crescente domanda di figure specializzate legata all'invecchiamento della popolazione e alla gestione delle patologie croniche.

Particolarmente marcato l'incremento previsto per i biologi, mentre in direzione opposta si muovono due comparti chiave del sistema sanitario. Da un lato l'area tecnico-diagnostica, dall'altro Infermieristica, che vede ridursi il numero di posti messi a bando rispetto al ciclo precedente.

Un calo che fa discutere

La riduzione dei posti per Infermieristica appare in controtendenza rispetto alle esigenze reali del Servizio Sanitario Nazionale. Da tempo le organizzazioni professionali e sindacali segnalano una carenza cronica di infermieri nelle strutture pubbliche, aggravata dai pensionamenti, dalle dimissioni volontarie e dalla concorrenza di sistemi sanitari esteri più attrattivi sul piano economico e organizzativo.

In questo scenario, contrarre l'offerta formativa rischia di allargare ulteriormente il divario tra il fabbisogno assistenziale e il numero di professionisti effettivamente disponibili nei prossimi anni. La sfida non riguarda soltanto la quantità di posti disponibili nelle università, ma anche la capacità di rendere il percorso infermieristico realmente appetibile per i giovani, garantendo prospettive di carriera, riconoscimento economico e condizioni di lavoro adeguate.

Prossimi passaggi

Va ricordato che si tratta ancora di una bozza: i numeri potranno subire modifiche prima dell'intesa definitiva tra Governo e Regioni. Sarà quindi importante monitorare l'evoluzione del testo, soprattutto per quanto riguarda la definizione dei posti destinati alle professioni sanitarie.

Per studenti, aspiranti infermieri e professionisti già in servizio, la programmazione universitaria rappresenta un termometro delle scelte politiche sul futuro del sistema sanitario. Un dato che, anno dopo anno, ci dice quanto si intenda davvero investire su chi rappresenta la spina dorsale dell'assistenza.

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