Salute

Ondate di calore, giugno da record: cosa deve sapere l'infermiere

Le temperature di giugno hanno superato di diversi gradi le medie stagionali, con punte fino a +9 a Torino. Ecco cosa comporta per l'assistenza e come proteggere i pazienti più fragili.

by Redazione 2 luglio 2026
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Ondate di calore, giugno da record: cosa deve sapere l'infermiere

Il mese di giugno ha registrato temperature ben al di sopra delle medie storiche in numerose città italiane. In diverse aree del Paese si sono osservati scarti di circa +7 gradi rispetto ai valori attesi per il periodo, con un picco particolarmente marcato a Torino, dove il termometro ha segnato fino a +9 gradi. Un dato che riporta al centro dell'attenzione il tema dell'emergenza caldo e della sua gestione sanitaria.

Le autorità competenti hanno ribadito l'impegno costante nel monitoraggio della situazione, in stretta collaborazione con le strutture sanitarie territoriali. L'obiettivo è intervenire tempestivamente sulla base dei dati raccolti, così da limitare l'impatto delle alte temperature sulla popolazione, in particolare sui soggetti più esposti.

Chi è più a rischio

Le ondate di calore rappresentano una minaccia concreta soprattutto per anziani, bambini piccoli, persone con patologie croniche (cardiovascolari, respiratorie, renali), pazienti allettati e chi assume determinate terapie farmacologiche. Diuretici, antipertensivi, psicofarmaci e altri principi attivi possono infatti alterare la termoregolazione o favorire la disidratazione, aumentando la vulnerabilità del paziente.

Per l'infermiere diventa quindi fondamentale saper riconoscere precocemente i segnali di sofferenza legata al caldo: crampi muscolari, spossatezza intensa, cefalea, confusione, cute calda e secca, tachicardia. Nei casi più gravi il colpo di calore può evolvere rapidamente e richiede un intervento immediato.

Il ruolo dell'assistenza infermieristica

Nella pratica quotidiana, sia in ospedale sia sul territorio, alcune misure semplici fanno la differenza. È importante incentivare un'adeguata idratazione, evitando che i pazienti fragili aspettino di avere sete per bere. Va monitorato con attenzione il bilancio idrico, soprattutto nei soggetti con difficoltà cognitive o motorie che non riescono a segnalare i propri bisogni.

Altrettanto utile è educare pazienti e caregiver a comportamenti protettivi: evitare l'esposizione nelle ore più calde, mantenere gli ambienti freschi e ventilati, indossare abiti leggeri e prediligere pasti leggeri. Nelle strutture residenziali e nell'assistenza domiciliare, la sorveglianza dei parametri vitali e della temperatura corporea consente di intercettare precocemente eventuali criticità.

La collaborazione tra i diversi nodi della rete sanitaria resta la chiave per affrontare al meglio queste situazioni. Un flusso informativo tempestivo, unito a piani operativi già definiti per le emergenze climatiche, permette di rispondere in modo coordinato e di ridurre gli accessi impropri ai pronto soccorso.

Con un clima sempre più imprevedibile, la preparazione dei professionisti sanitari alle ondate di calore non è più un'eccezione stagionale, ma una competenza da consolidare e aggiornare ogni anno.

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