Rapporto SDGs 2026: la salute italiana migliora ma i divari restano una sfida aperta
Il nuovo Rapporto SDGs 2026 fotografa un'Italia in miglioramento sul fronte della salute, con più anni vissuti in buona salute e meno mortalità prevenibile, ma persistono disuguaglianze territoriali, rinuncia alle cure e criticità sui posti letto.

Il Rapporto SDGs 2026 restituisce un'immagine del sistema salute italiano fatta di luci e ombre. Sul versante degli obiettivi legati al Goal 3 dell'Agenda 2030 – quello dedicato al benessere e alla salute – emergono segnali incoraggianti, ma il quadro complessivo evidenzia problematiche che il personale sanitario conosce bene nella pratica quotidiana.
I progressi: più anni in buona salute e meno morti evitabili
Tra i dati positivi spicca l'aumento della speranza di vita in buona salute, che raggiunge i 59,1 anni. Non si tratta semplicemente di vivere più a lungo, ma di trascorrere una porzione maggiore dell'esistenza senza limitazioni significative dovute a patologie o disabilità: un indicatore prezioso della qualità dell'assistenza e delle politiche di prevenzione.
In parallelo, cala la mortalità prevenibile nella fascia d'età compresa tra i 30 e i 69 anni per le principali malattie croniche – tumori, diabete, patologie cardiovascolari e respiratorie – che scende all'8%. È un risultato che riflette i progressi nella diagnosi precoce, nei percorsi terapeutici e nella gestione delle cronicità, ambiti in cui l'assistenza infermieristica gioca un ruolo centrale.
Le criticità: disuguaglianze, vaccini e rinuncia alle cure
Accanto ai miglioramenti, il rapporto segnala nodi ancora irrisolti. Le disuguaglianze territoriali continuano ad ampliarsi in alcune aree, confermando un divario tra regioni che incide sull'accesso e sulla qualità dei servizi. Chi lavora nei territori più fragili osserva ogni giorno gli effetti concreti di queste differenze.
Preoccupa anche il dato sulle vaccinazioni: la copertura antinfluenzale tra gli over 65 si ferma al 52,5%, un valore ancora distante dagli obiettivi raccomandati per una popolazione anziana particolarmente esposta alle complicanze. Un'occasione per rilanciare il ruolo degli infermieri nelle campagne di promozione e somministrazione vaccinale.
C'è poi il tema della rinuncia alle cure: l'1,6% delle persone con più di 16 anni dichiara di non aver ricevuto prestazioni necessarie perché troppo costose. Un segnale di allarme sull'equità del sistema, che rischia di lasciare indietro le fasce economicamente più deboli.
Il nodo dei posti letto
Infine, il rapporto registra un peggioramento nella disponibilità di posti letto ordinari. È una criticità che pesa direttamente sull'organizzazione del lavoro, sulla gestione dei ricoveri e sui carichi assistenziali del personale, in un contesto già segnato dalla carenza di infermieri.
Il messaggio complessivo è chiaro: i risultati raggiunti vanno consolidati, ma occorre affrontare con decisione i divari e le fragilità strutturali per garantire un accesso realmente equo alle cure su tutto il territorio nazionale.


L'Istat fotografa il SSN: buoni risultati di salute ma crescenti disuguaglianze territoriali


