Infermiere

Ricoveri a rischio inappropriatezza: uno su cinque, ma il trend migliora

Il Rapporto SDO 2024 del Ministero della Salute conta circa 1,7 milioni di ricoveri per acuti ad alto rischio di inappropriatezza, con marcate differenze tra Nord e Sud e un lento miglioramento degli indicatori.

by Redazione 1 luglio 2026
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Ricoveri a rischio inappropriatezza: uno su cinque, ma il trend migliora

Il tema dell'appropriatezza dei ricoveri torna al centro del dibattito sanitario grazie all'ultimo Rapporto sulle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) pubblicato dal Ministero della Salute. I numeri parlano chiaro: nel 2024 circa 1,7 milioni di ricoveri per acuti risultano ad alto rischio di inappropriatezza, ovvero situazioni cliniche che avrebbero potuto essere gestite in contesti diversi dal ricovero tradizionale.

Nel dettaglio, si tratta di circa 691 mila ricoveri in regime ordinario e poco più di 1 milione in regime diurno (day hospital e day surgery). In pratica, all'incirca un ricovero su cinque rientra in questa categoria potenzialmente evitabile o gestibile con soluzioni assistenziali alternative.

Un trend in miglioramento, ma con forti divari territoriali

Nonostante i valori assoluti restino elevati, il Rapporto evidenzia un dato incoraggiante: rispetto agli anni precedenti gli indicatori mostrano un progressivo miglioramento. Questo significa che le strategie messe in campo per ottimizzare l'uso delle risorse ospedaliere stanno iniziando a produrre risultati, anche se in modo disomogeneo.

Il vero nodo critico resta infatti la variabilità geografica. Le Regioni del Sud registrano i dati peggiori, con percentuali di ricoveri a rischio inappropriatezza superiori rispetto al Centro-Nord. Una differenza che riflette non solo diverse organizzazioni sanitarie, ma anche la disponibilità e la solidità delle reti territoriali e dei servizi extra-ospedalieri.

Il ruolo dei setting assistenziali alternativi

Il messaggio che emerge dal documento ministeriale è netto: per ridurre ulteriormente i ricoveri inappropriati occorre rafforzare i percorsi assistenziali che si collocano al di fuori dell'ospedale. Assistenza domiciliare, ambulatori dedicati, day service e strutture intermedie rappresentano risposte più adeguate per molte condizioni che oggi finiscono ancora per intasare i reparti per acuti.

Per la professione infermieristica questo scenario apre spazi rilevanti. L'infermiere di famiglia e comunità, così come le figure impegnate nell'assistenza territoriale e nella gestione della cronicità, diventano attori chiave nel garantire una presa in carico appropriata del paziente nel contesto giusto. Spostare l'attenzione dall'ospedale al territorio non è solo una questione di efficienza economica, ma di qualità e sicurezza delle cure.

La sfida dei prossimi anni sarà colmare il divario tra Nord e Sud, investendo in modo strutturale nelle reti di prossimità. Solo così sarà possibile trasformare il miglioramento graduale degli indicatori in un cambiamento consolidato, riducendo la pressione sugli ospedali e valorizzando il ruolo dei professionisti sanitari sul territorio.

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