Lavoro

Schillaci punta al 6,4% del Pil per la sanità: servono almeno 4-5 miliardi in più

Il ministro della Salute spinge per un aumento del finanziamento del Servizio sanitario nazionale, necessario a coprire assunzioni di personale e il funzionamento della nuova sanità territoriale.

by Redazione 28 luglio 2026
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Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha rilanciato la richiesta di incrementare in modo significativo le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale, con l'obiettivo di avvicinare la spesa sanitaria pubblica al 6,4% del Prodotto interno lordo. Per raggiungere questo traguardo, secondo le stime, servirebbero tra i 4 e i 5 miliardi di euro aggiuntivi nella prossima legge di bilancio.

La posta in gioco è alta e riguarda direttamente il futuro del personale sanitario e l'organizzazione dell'assistenza sul territorio. Una parte consistente di queste risorse dovrebbe infatti coprire le nuove assunzioni di medici e infermieri, figure indispensabili per far funzionare concretamente le strutture previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

La sfida della sanità territoriale

Il nodo centrale è rappresentato dalla sanità di prossimità. In tutta Italia sono già operative oltre 1.200 Case della comunità, punti di riferimento pensati per avvicinare i servizi ai cittadini e alleggerire la pressione sui pronto soccorso. Tuttavia, senza un adeguato numero di professionisti, questi presidi rischiano di restare gusci vuoti o di funzionare solo parzialmente.

Per gli infermieri, in particolare, la nuova rete territoriale rappresenta un'opportunità professionale rilevante. Figure come l'infermiere di famiglia e comunità sono chiamate a svolgere un ruolo di primo piano nella gestione della cronicità, nella presa in carico dei pazienti fragili e nel coordinamento tra ospedale e domicilio. Ma perché questo modello decolli davvero occorre garantire organici stabili e condizioni contrattuali capaci di trattenere il personale.

Perché servono più risorse

L'aumento del finanziamento non riguarda soltanto le assunzioni. Le risorse aggiuntive dovrebbero contribuire anche a sostenere i costi crescenti legati al funzionamento delle nuove strutture, all'aggiornamento tecnologico e alla riduzione delle liste d'attesa, uno dei problemi più sentiti dai cittadini.

Il confronto con la media europea resta uno dei parametri più citati nel dibattito: l'Italia continua a investire in sanità una quota di Pil inferiore rispetto a molti Paesi dell'Europa occidentale, e questo si riflette sulla carenza di personale e sulle difficoltà quotidiane vissute negli ospedali e sul territorio.

Per la categoria infermieristica, la richiesta del ministro rappresenta un segnale atteso da tempo. Resta però da vedere se e in che misura queste intenzioni si tradurranno in stanziamenti concreti nella legge di bilancio. La partita si giocherà nei prossimi mesi, con l'auspicio che le risorse arrivino davvero dove sono più necessarie: nel rafforzamento degli organici e nel riconoscimento del valore dei professionisti che ogni giorno tengono in piedi il sistema.

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