Tumore collo dell’utero: Prevenire è vivere
Definizione: In Italia, il carcinoma del collo dell’utero (o cervicocarcinoma) è al quinto posto, per incidenza, dopo il tumore della mammella, del colon retto, del polmone e dell’endometrio. Cause: La causa necessaria, ma non…

Definizione: In Italia, il carcinoma del collo dell’utero (o cervicocarcinoma) è al quinto posto, per incidenza, dopo il tumore della mammella, del colon retto, del polmone e dell’endometrio.
Cause:
La causa necessaria, ma non sufficiente, per sviluppare il tumore del collo dell’utero è l’infezione persistente da parte di alcuni tipi di Papillomavirus (o HPV)
Come si manifesta:
- Fase iniziale Asintomatico
- Menoraggia (Perdite ematiche)
- Leucorrea (Perdite di muco senza sangue)
- Aumento anomalo delle secrezioni vaginali,
- Dolore pelvico,
- Dispareunia (Dolore durante i rapporti)
Prevenzione: bastano due semplici screening
Come si mette in pratica la prevenzione del tumore del collo dell’utero? Bastano due semplici esami, entrambi rapidi e indolori.
- Pap-test: è lo strumento principe per diagnosticare precocemente il tumore del collo dell’utero perché, attraverso il prelievo di cellule della cervice uterina, consente di individuare le lesioni pretumorali e la malattia nello stadio iniziale, prima ancora, cioè, che si manifestino i suoi sintomi (
In base ai programmi di screening attivi sul territorio nazionale, è raccomandato a tutte le donne a partire dai 25 anni di età e sino al 64esimo anno di vita ogni 3 anni, ma sarebbe buona norma prendere appuntamento ogni 12 mesi con il ginecologo e rimettersi al suo parere riguardo alla frequenza con la quale eseguire il Pap-test.
- HPV-DNA test: anche in questo caso si tratta di un esame rapido e indolore che, come il Pap-test, consiste nel prelievo di una piccola quantità di cellule del collo dell’utero per identificare il ceppo virale (ne esistono circa 200 classificati in base a diversi livelli di rischio) che può causare un tumore. L’indicazione generale è di ripetere il test almeno ogni 2 anni ma anche in questo caso la buona prassi da adottare è quella di prendere appuntamento con il ginecologo ogni anno, in modo che sia lo specialista a valutare la necessità di ripetere gli screening preventivi ad intervalli più brevi.
L’informazione, la diffusione capillare del test di screening (Pap test), il reclutamento e l’aggiornamento continuo di operatori sanitari dedicati, insieme alla recentissima introduzione della vaccinazione verso HPV, rappresentano le risorse più importanti per ridurre al minimo l’incidenza di questo tumore.


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