Case della Comunità: oltre 1.150 strutture operative, Schillaci rivendica i risultati sulla medicina territoriale
Il ministro della Salute ha annunciato in Parlamento il traguardo delle strutture attive sul territorio, definendo l'accordo con i medici di famiglia "un buon primo passo".

La medicina territoriale, tema al centro del dibattito sanitario da oltre un decennio, sembra finalmente uscire dalla fase delle promesse per entrare in quella dei numeri concreti. È quanto ha voluto sottolineare il ministro della Salute Orazio Schillaci rispondendo a un'interrogazione presentata in aula da Forza Italia.
Secondo quanto riferito dal ministro, sarebbero oltre 1.150 le Case della Comunità già operative su tutto il territorio nazionale. Un dato che, ha precisato Schillaci, non rappresenta più uno slogan ma una realtà verificabile, con date certe e strutture effettivamente aperte ai cittadini.
Dalla retorica ai fatti: il messaggio del ministro
Nel suo intervento, il ministro ha rimarcato come per quindici anni la medicina territoriale sia rimasta confinata nei convegni, nei proclami elettorali e nelle dichiarazioni d'intenti. L'obiettivo dichiarato oggi è quello di garantire un'assistenza più prossima alle persone, disponibile nei momenti in cui serve realmente.
Le Case della Comunità rappresentano uno dei pilastri della riforma dell'assistenza territoriale prevista dal PNRR. Si tratta di strutture pensate per fungere da punto di riferimento per l'accesso ai servizi sanitari e sociosanitari, integrando le competenze di diverse figure professionali. Al loro interno il personale infermieristico ricopre un ruolo centrale, in particolare attraverso la figura dell'infermiere di famiglia e comunità, chiamato a presidiare la continuità assistenziale e la presa in carico dei pazienti cronici e fragili.
L'accordo con i medici di famiglia
Sul fronte della medicina generale, Schillaci ha commentato l'intesa raggiunta con i medici di famiglia definendola un passo importante ma non definitivo. Un percorso, quindi, ancora aperto, che dovrà consolidarsi per rendere pienamente funzionante il nuovo modello organizzativo del territorio.
Per il comparto infermieristico si tratta di sviluppi da seguire con attenzione. L'effettiva operatività delle Case della Comunità richiede infatti un investimento consistente in risorse umane e competenze specialistiche. Il rischio, più volte segnalato dalle rappresentanze professionali, è che le strutture possano restare gusci in attesa di personale, in un contesto già segnato dalla carenza cronica di infermieri.
Il traguardo annunciato dal ministro segna comunque un avanzamento nella costruzione di un sistema sanitario meno ospedalocentrico e più orientato alla prossimità. La sfida dei prossimi mesi sarà tradurre le strutture inaugurate in servizi realmente accessibili, garantendo il personale necessario e valorizzando pienamente le competenze delle professioni sanitarie coinvolte nel rilancio del territorio.

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