Salute

Case di Comunità: oltre 1.200 attive, ora l'obiettivo è farle conoscere ai cittadini

Il ministro della Salute Schillaci fa il punto sulla sanità territoriale, tra Case di Comunità, monitoraggio delle liste d'attesa e gestione dell'emergenza caldo, con l'Italia riconosciuta dall'Oms come esempio di buone pratiche.

by Redazione 15 luglio 2026
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Case di Comunità: oltre 1.200 attive, ora l'obiettivo è farle conoscere ai cittadini

La rete della sanità territoriale continua a crescere. Secondo quanto dichiarato dal ministro della Salute Orazio Schillaci nel corso di un intervento ad Agorà Estate, sono oltre 1.200 le Case di Comunità già operative sul territorio nazionale. Un traguardo significativo, ma che apre a una nuova sfida: fare in modo che i cittadini conoscano queste strutture e imparino a utilizzarle come punto di riferimento per l'assistenza di prossimità.

Le Case di Comunità rappresentano uno dei pilastri della riforma dell'assistenza territoriale, pensata per alleggerire la pressione sui pronto soccorso e garantire una risposta più vicina ai bisogni delle persone. Perché questo modello funzioni davvero, però, non basta aprire le porte: occorre una comunicazione capillare che renda queste strutture riconoscibili e accessibili nella quotidianità dei territori.

Trasparenza sulle prestazioni e liste d'attesa

Un altro tema centrale affrontato dal ministro riguarda il monitoraggio delle prestazioni sanitarie. Grazie alla piattaforma sviluppata da Agenas, oggi è possibile seguire in modo trasparente l'andamento delle attività e delle liste d'attesa. Uno strumento che dovrebbe permettere di individuare le criticità e intervenire in maniera mirata, restituendo ai cittadini tempi e dati verificabili.

Per il personale sanitario, e in particolare per gli infermieri che operano sul territorio, questi sistemi di monitoraggio possono tradursi in una gestione più organizzata dei percorsi assistenziali, favorendo il coordinamento tra i diversi livelli di cura e la presa in carico dei pazienti cronici.

Emergenza caldo: l'Italia modello per l'Oms

Il ministro ha inoltre affrontato il tema della gestione delle ondate di calore, sempre più frequenti e impegnative durante i mesi estivi. Su questo fronte, l'Italia è stata indicata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come esempio di buone pratiche, grazie ai piani di prevenzione e ai sistemi di allerta attivati per proteggere le fasce più fragili della popolazione.

Anziani, persone con patologie croniche e soggetti vulnerabili sono i destinatari principali di queste misure, che richiedono un ruolo attivo del personale sanitario nell'educazione, nel monitoraggio e nell'assistenza durante i periodi di emergenza climatica.

Il ruolo della prevenzione

Il filo conduttore degli interventi resta la prevenzione, intesa come strumento capace di ridurre il carico sulle strutture ospedaliere e di migliorare la qualità della vita dei cittadini. Investire sulla sanità territoriale significa anche puntare su una cultura della salute che coinvolga attivamente le comunità e valorizzi le competenze delle professioni sanitarie.

Per gli infermieri, questa evoluzione del sistema rappresenta un'occasione di crescita professionale e di riconoscimento del proprio ruolo, sempre più centrale nella gestione dell'assistenza fuori dall'ospedale.

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